...La parola in se già evoca qualcosa di molto antico: canti, racconti .. tramandati di voce in voce, da nonna a nipote, da padre in figlio, da regione a regione, da un continente all’altro..
E’ proprio questo tipo di “trasmissione” che rende questi canti preziosi…gli stessi versi cantati con melodie assolutamente diverse da un paese ad un altro, oppure la medesima storia cantata con diversi finali…ovviamente nulla di scritto ..tutto rigorosamente e meticolosamente insegnato ad "orecchio" .
Ma in cosa il canto di tradizione orale , volgarmente detto “popolare”, differisce dal canto classico, dal “bel canto”?
Prima di tutto l’emissione vocale che non ha una risonanza di testa, come sentiamo nel canto classico, ma una emissione forzata con una risonanza prevalentemente facciale; è un canto fortemente melismatico dove il senso della misura , cioè della battuta , non c’è, e i melismi sono quasi sempre sull’ultima sillaba ( generalmente nel classico li troviamo sulla penultima sillaba).
Quasi sempre a cantare è un solista, libero di esprimersi come meglio crede , a cui segue talvolta gruppo di persone che armonizza per terze parallele o bordoni, ma non è un vero coro con parti divise, ad eccezione della Sardegna o di alcuni canti liturgici, dove il sentore di musica “colta”, e quindi scritta ,ci viene dato da una concezione armonica verticale ( presenza dell’accordo talvolta anche nei suoi rivolti armonici).
Il respiro ha una funzione di segnale per fare entrare altre voci o per enfatizzare momenti intensi del canto, talvolta spezza la parola stessa creando così una sospensione.
Si tratta di un canto rituale e quindi unito ad una funzione di tipo primario: piangere un morto, conciliare il sonno, chiedere una grazia,accompagnare il lavoro, ciclo delle stagioni, dichiarazioni d’amore o invettive, cura e guarigione….).
Questi canti sono sempre vocali, talvolta, e comunque in un secondo momento, troviamo strumenti d’ accompagnamento.
Nel corso del laboratorio affronteremo canti di lavoro, canti sacri, canti d’amore, e ascolteremo registrazioni raccolte “sul campo” da illustri ricercatori che hanno reso possibile la raccolta e l’archiviazione di un materiale così prezioso.
Il lavoro si articolerà in tre parti: la prima sarà dedicata al corpo: presa di coscienza della postura, dal piano di terra alla verticalizzazione, passando per gli stadi intermedi, stretching della muscolatura ausiliaria della respirazione, esercizi di respirazione...
La seconda parte sarà sulla voce: riscaldamento vocale, prestando attenzione ai “risonatori”, cioè tutte quelle strutture (cavità nasali, ossa craniche..ecc) che permettono di “amplificare” naturalmente il suono.
Particolare attenzione sarà data alla voce di “maschera alta”, molto usata nel canto popolare.
Si eseguiranno esercizi di “ear training” : intervalli, esercizi sui “modi” maggiore,minore, dorico, frigio…… riflessioni sul" modo contadino"…
La terza parte sarà dedicata all'ascolto e all'esecuzione di alcuni canti di repertorio.
Si consiglia un abbigliamento comodo.